Partecipazione: il cambiamento viene da noi

“Modulo Sperimentale Di Formazione sul Tema della Partecipazione”
A cura della CGIL in collaborazione con la Fondazione di Vittorio.
FINE MAGGIO 2018

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In qualità di delegata RSU della FIOM CGIL di IMA S.p.A., ho partecipato al 1° modulo sperimentale di formazione sul tema della Partecipazione.

Durante il viaggio, diretta verso Firenze, sul sottofondo del tran tran cantilenante delle rotaie sui binari, mi sono interrogata sui possibili significati della parola PARTECIPAZIONE…

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Se etimologicamente,
il termine indicherebbe il prendere parte a una forma di attività, con personale adesione, interessamento, con un contributo effettivo, come poterlo declinare allora nell’ambito del lavoro e delle relazioni industriali?

Con la democratica emancipazione del lavoro, nella Governance, Organizzativa, Strategica, Economico-Finanziaria, Bilatelare, in cui i lavoratori da oggetto diventano soggetto proattivo dell’impresa, per il BENESSERE di tutti.

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Premetto che la Partecipazione è uno dei 3 pilastri del nuovo sistema di relazioni industriali a carattere inclusivo, insieme con la Contrattazione e le Regole, unitariamente condiviso da CGIL-CISL-UIL nel documento “Un moderno sistema di relazioni Industriali”(Gennaio 2016).

Come avrei capito da lì a venire, questo modulo sperimentale si è posto l’obiettivo di approfondire il tema frastagliato della Partecipazione.
Attraverso la formazione sperimentale, i tavoli di lavoro, attraverso gli spunti, gli interrogativi e i dati analitici che gli ideatori, i relatori ed i formatori del modulo sono stati disposti a mettere in gioco.
La bontà di questi ingredienti ha permesso di realizzare uno strumento formativo di grande qualità e competenze, che attraverso la propria realizzazione cerca di comprendere quanto dello sperimentato sia trasferibile nel contesto quotidiano del Sindacato e delle Parti Sociali, per un sistema di relazioni più attuale ed avanzato.

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Ma… in che modo, mi sono chiesta, sarebbe stato possibile sviscerare questo tema nella pratica dei due giorni e mezzo di corso, che sono stati intensi quanto stimolanti?
Attraverso l’atipicità delle materie trattate, di carattere tecnico-sindacale ma anche di sviluppo personale, organizzativo e di mediazione delle conflittualità, tutte complementari tra loro e sapientemente miscelate.

Mi sento di dire che tutto questo identifica la nuova linfa evolutiva che contraddistingue i tratti somatici in ridefinizione di un Sindacato, radicato in ciò che è stato per tendere verso ciò che sarà, con lo sguardo sempre alto sul ruolo delle Parti Sociali come elemento fondante di Democrazia, tutela e miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro, di promozione della crescita economica, sociale e culturale del Paese, alla luce dei cambiamenti del mondo e del lavoro di oggi.

Rifocalizzando l’attenzione, occorre far presente che in passato sono stati mossi primi timidi tentativi di introduzione del tema Partecipazione ma l’assenza di norme specifiche, un mancato riconoscimento delle potenzialità in esso contenute da parte delle OO.SS e la fisiologica paura del cambiamento non ne hanno permesso l’ attecchimento.
Oggi, le difficoltà crescenti delle imprese nel misurarsi in un contesto globale profondamente cambiato, di evoluzione tecnologica e digitale, di velocità decisionale ed organizzativa, hanno riportato il dibattito sulla Partecipazione in piena centralità.

Portando qualche cenno storico, in Italia l’ istituto della Partecipazione trova un primo ancoraggio nell’Art. 46 della Costituzione, secondo cui “La Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende”.
L’attuazione del principio Costituzionale trova ulteriori agganci nell’Art. 231 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo che sancisce“il diritto di ogni persona a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro” e nell’Art. 31 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea che sancisce il diritto di ogni lavoratore a condizioni “sane, sicure e dignitose”. Passando dall’Art. 39 della Carta Dei Diritti Universali Del Lavoro che riconosce i“Diritti di informazione, di consultazione e di contrattazione dei rappresentanti dei lavoratori finalizzati al controllo delle decisioni delle imprese e alla partecipazione alla loro assunzione, e partecipazione dei lavoratori ai risultati delle imprese”.

Tenuto conto di quanto recepito, capisco che il tema della Partecipazione è un tema non solo delicato ma articolato. In Italia va declinato alla singola realtà aziendale, per la natura stessa del tessuto produttivo, attraverso la giusta forma di procedurizzazione, prendendo spunto dai grandi modelli partecipativi sperimentati nel Nord Europa (Germania, Svezia, Francia) sin dalla metà del ‘900.

Posso pensare allora alla Partecipazione come:

  • via di attuazione e attualizzazione di un sistema di relazioni industriali innovativo, consapevole del cambiamento del proprio tempo, che agisce nella contrattazione e nell’inclusività, in soluzione agli elementi disgregativi di esasperata flessibilità della società.
  • Come strumento di bilanciamento del lavoro, per orientarne i sistemi e ridistribuire la ricchezza prodotta. “Perché il salario si difende assicurando il posto di lavoro. E il posto di lavoro si difende se si rende più forte l’Impresa”.
  • Come strumento di qualificazione, a riconferma dei corpi intermedi della società quali perni centrali, in cui rilanciare la propria fisiologica natura di forza propulsiva di espansione sociale ed economica.
  • Come riscoperta e potenziamento del valore sociale del Lavoro – non più come costo a bilancio.
  • E in ultimo ma non meno, la Partecipazione come ammodernamento del pensiero, del modo di agire e di percepirsi del Sindacato, che ne sottolinei la grande svolta culturale basata su una FORMAZIONE di stimolo al senso di responsabilità proattiva, inviduale e collettiva.

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Da qui capisco come la formazione fatta ad oggi debba essere ripensata …perché formare non significa addestrare ma sviluppare un nuovo modo di creare Competenza, attraverso la stimolazione dell’indipendenza del Pensiero che viene dal saper usare le proprie capacità, come via all’ azione di intraprendenza, per risolvere e fare squadra, meno gelosi dei propri perimetri, per un maggior benessere personale e professionale di tutti.

Parlando poi dell’ interazione con gli altri, delle relazioni interpersonali, quali rapporto di connessione tra due o più, penso sia necessario sottolineare la necessità di non riferirci più, solo, alla sfera professionale dell’individuo (lavoratori, lavoratrici) ma alle Persone nella loro interezza. Riconoscere nelle Persone il valore – perché ogni persona è un mondo – e su questo occorre fare cultura.

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A conclusione e bilancio di frequentazione del modulo sperimentale posso condividere la grande soddisfazione nell’averne preso parte ricordando quanto i contenuti ed i relatori del corso siano stati stimolanti.
Non potrebbe esserci frase più adatta… se non questa di A.Einstein …per cui “La misura dell’intelligenza è data dalla capacità di cambiare quando è necessario”.
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Tiziana Benoci, Delegata RSU della FIOM CGIL di IMA S.p.A

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