25 LUGLIO SEMPRE!

La “pastasciutta antifascista”, che da alcuni anni è diventato un momento condiviso da numerosi comuni italiani, si organizza per ricordare la caduta del fascismo e rievocare la pastasciutta offerta dalla famiglia Cervi a Campegine (in provincia di Reggio Emilia) il 25 luglio 1943.

Un gesto di antifascismo che tenne apertamente insieme gli abitanti di un piccolo comune, felici di festeggiare in piazza la caduta del regime ventennale, ma inconsapevoli di quanto sarebbe di lì a poco accaduto.

L’8 settembre e l’armistizio, l’occupazione nazista e l’inizio dei rastrellamenti e delle stragi, la rinascita del fascismo sotto nuove, e se possibili, ancora più violente vesti, la Resistenza e il suo portato di libertà: tutti mutamenti che travolsero anche la famiglia Cervi.

La notte tra il 24 e il 25 novembre 1943 i fratelli Cervi e il padre vennero catturati dai fascisti che, dopo un mese di carcere, uccisero i sette fratelli al poligono di tiro di Reggio Emilia. I loro nomi erano Gelindo, Antenore, Aldo, Ferdinando, Agostino, Ovidio ed Ettore, avevano tra i 22 e i 42 anni.

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La famiglia, di estrazione contadina, era sempre stata antifascista, di simpatie democratiche e successivamente comuniste grazie agli insegnamenti del padre Alcide, della madre Genoeffa Cocconi e del figlio Aldo. L’antifascismo – alimentato da una continua ricerca di equità familiare e sociale – si trasformò in aperto dissenso con lo scoppio della seconda guerra mondiale rendendo casa Cervi un centro di opposizione al regime, sempre più organizzato con il trascorrere dei mesi.

Successivamente Alcide, insieme a due dei suoi figli, fu tra i fondatori di una banda partigiana attiva nella Resistenza e nell’aiuto di prigionieri stranieri fuggiti a fascisti e nazisti.

pasta-1.jpgNel 2017 le pastasciutte antifasciste sono state oltre 120 in tutta Italia e quest’anno saranno ancora di più, collegate in una rete in costante crescita che si allarga includendo nuove associazioni al fianco di Anpi e Cgil. Oggi, come mai, questo avvenimento assume un significato particolare. «Il più bel funerale del fascismo», come definì la pastasciutta del 25 luglio Alcide Cervi, ci deve ricordare che il fascismo non è un fenomeno che appartiene solo al passato. In forme diverse e con linguaggi rinnovati, anche attraverso i nuovi mezzi di comunicazione, il fascismo nel nostro paese è vivo e vegeto. Si organizza in partiti e si presenta alle elezioni, è razzista e omofobo, elabora messaggi di nazionalismo radicale che colpiscono un’opinione pubblica, spesso economicamente e culturalmente fragile e quindi incapace di comprendere.

Il 25 luglio deve essere innanzitutto un momento di riflessione comune nel quale parlare di fascismo vecchio e nuovo, per conoscere ciò che è stato ed insegnare soprattutto ai più giovani che la libertà, frutto della stagione antifascista e resistenziale, non è un bene dato per sempre. Che libertà e uguaglianza sono principi che vanno difesi quotidianamente da chi vorrebbe riportarci nell’abisso dei nazionalismi sovranisti sui quali è nato e cresciuto il fascismo del Novecento. La pastasciutta deve essere simbolo di una condivisione quotidiana: di chi ha di più e comprende che senza solidarietà tra gli individui non c’è futuro, e che la morte di ogni uomo, donna o bambino abbandonato in mare è una sconfitta di tutti.

di Simona Salustri (vice-presidente Anpi Bologna)

 

da leggere: Alcide Cervi. I miei sette figli, a cura di Renato Nicolai.

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