Ridurre l’orario di lavoro: una prospettiva di cambiamento nelle fabbriche e nella società

La riduzione dell’orario di lavoro è una rivendicazione storica del movimento operaio che ha intrinsecamente a che fare con il conflitto distributivo tra capitale e lavoro e con la sua evoluzione all’interno delle trasformazioni delle modalità di produzione, delle innovazioni tecnologiche e del contesto economico e sociale.

Parlare della necessità di ridurre orario di lavoro ha sempre  sottinteso la necessità di mettere in discussione il potere unilaterale delle Aziende di decidere sull’organizzazione del lavoro e di combattere la visione politica di una società tutta costruita intorno alle esigenze produttive delle imprese.

Abbiamo deciso, partendo dal libro Tempo Rubato, scritto da Simone Fana, di sperimentare una modalità di confronto che speriamo possa costituire un utile contributo ad un dibattito che interroga tanto le organizzazioni sindacali, quanto chi a livello sociale e politico si pone l’obiettivo di unificare un mondo del lavoro sempre più frammentato e diviso.

Un tentativo di continuare a intrecciare il dibattito interno all’organizzazione con quanto si muove all’esterno, con l’ambizione – propria di un Sindacato Generale e Confederale come la FIOM – di tessere una alleanza tra fabbrica e società che permetta di incidere in modo efficace e radicale sulle condizioni di vita e di lavoro di chi, per dirla alla Landini, per vivere ha bisogno di lavorare.

Il Congresso della Fiom Nazionale – che si è tenuto dal 12 al 15 Dicembre a Riccione –  è stato il congresso dell’Uguaglianza.

Discutere della riduzione dell’orario significa chiedersi come  fronteggiare l’impatto delle innovazioni tecnologiche e gli effetti della crisi sulla composizione della forza lavoro, sulle condizioni e sui ritmi di lavoro che tendono a segmentare e dividere i lavoratori anche nella stessa azienda.

Implica ragionare anche sugli strumenti: dall’efficacia della contrattazione aziendale come terreno di estensione e conquista di diritti e potere contrattuale, alla salvaguardia del ruolo del contratto collettivo nazionale come spazio irrinunciabile di ricomposizione e redistribuzione.

Infine ci interroga profondamente su come intersecare una battaglia sindacale, in una prospettiva generale di cambiamento degli assetti sociali che riguarda il ruolo dello Stato, del Welfare Universale e dei diritti di cittadinanza.
Come fare in modo, insomma, che quel tempo liberato non sia funzionale alle esigenze delle imprese ma a restituire dignità alle lavoratrici e ai lavoratori,  a riconquistare spazi di partecipazione e protagonismo, alla fruizione dell’offerta culturale della città, alla formazione, alla salute e alla cura dei legami familiari.

Michele Bulgarelli, Segretario Generale della Fiom Bologna,  e Simone Fana, autore del libro Tempo Rubato, si confrontano in una intervista video provando ad affrontare questi nodi, inquadrandoli  all’interno delle proposte e degli spunti che arrivano dal contesto internazionale: dalle 35 ore in Francia, al recente accordo siglato dall’IG Metall in Germania.

La riduzione dell’orario di lavoro: una rivendicazione storica del movimento operaio, che nel 2018 di uno sforzo di analisi e proposta per tornare centrale nel dibattito pubblico e sindacale
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L’attacco alla funzione solidaristica del CCNL e la contrattazione aziendale: a partire dall’esperienza bolognese come si può evitare la frammentazione e la contrapposizione nel mondo del lavoro?
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Dall’esperienza Francese delle 35 ore al recente accordo dell’IG Metall: come intrecciare l’azione legislativa con quella contrattuale?
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Innovazione tecnologica, automazione e digitalizzazione: come si può affrontare la possibilità della riduzione di lavoro vivo?
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La crisi ha modificato profondamente la composizione della forza lavoro: come la battaglia per la riduzione dell’orario di lavoro può costituire un terreno unificante?
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Costruire legami di solidarietà nel mondo del lavoro è sempre più difficile: come si può costruire una alleanza trasversale tra fabbrica e società, in cui poter integrare la contrattazione in una battaglia politica generale che ambisca a cambiare le distorsioni della nostra società?
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