Orizzonti di Giustizia Sociale

il

Con Libera nella XXIV Giornata della Memoria e dell’Impegno

Anche quest’anno i metalmeccanici e le metalmeccaniche saranno in piazza a Ravenna il 21 Marzo per continuare a ribadire che le mafie sono una montagna di merda e che nel nostro Paese la vera emergenza è la sempre più invadente presenza della criminalità organizzata nelle nostre città e nel nostro tessuto produttivo.
Il processo Aemilia ci ha mostrato come anche la nostra Regione non sia per niente esclusa e di come, anzi, sia diventata un nodo nevralgico nei traffici e negli interessi economici delle mafie anche grazie a una vasta “zona grigia” fatta di professionisti e consulenti che ha permesso alle mafie di penetrare e contaminare l’ “economia legale”.

C’è un filo che unisce Landini quando afferma che in Italia “il vero problema è il lavoro nero, non i neri” a quanto ribadito da Don Ciotti “il problema sono le mafie, non i migranti”.
E’ il filo della consapevolezza della necessità di una azione collettiva che, qui e adesso, attraversi la società civile, i luoghi della formazione, il lavoro, le Istituzioni e la Politica per costringere (e costringerci) ad affrontare le ingiustizie e le storture del nostro Paese, senza cercare facile consenso scaricando tutte le colpe sul povero, lo straniero, il migrante.

Filo che anche a Bologna si è intrecciato spesso nei percorsi che la Fiom ha condiviso con Libera e con le tante realtà che praticano quotidianamente antimafia, costruendo una rete solida di persone sempre più convinte che la battaglia per debellare le mafie debba necessariamente passare per una trasformazione generale, decisa e complessiva della società  in grado di rimettere al centro del dibattito pubblico e delle politiche i Diritti e la Dignità delle persone e una lotta senza quartiere alla corruzione e alle connivenze di comodo.

Oggi ospitiamo sul nostro blog un contributo della Portavoce di Libera, Fiore Zaniboni, sul significato di questa giornata di impegno e di memoria.
Perchè anche nel 2019 di mafia si continua a morire e il nostro impegna va rinnovato ogni giorno.

Come sapete questa è una settimana importante.
Giovedì saremo in piazza in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.
Leggeremo i quasi 900 nomi dei morti per mano della criminalità organizzata.
Don Luigi e la Presidenza Nazionale saranno a Padova per una grande mobilitazione del NordEst.
In tutte le altre regioni sono previste manifestazioni regionali, il nostro coordinamento sarà a Ravenna e tanti saranno anche i luoghi in cui leggeremo i nomi delle vittime, coinvolgendo anche le studentesse e gli studenti di decine di Istituti di Bologna e Provincia.

Il titolo della giornata è Orizzonti di Giustizia Sociale a sottolineare – non solo simbolicamente – che per contrastare le mafie e la corruzione occorre sì il grande impegno delle forze di polizia e di molti magistrati, ma prima ancora occorre diventare una comunità solidale e corresponsabile, che faccia del “noi” non solo una parola, ma un crocevia di bisogni, desideri e speranze.

Dall’elenco delle vittime innocenti delle mafie che tutti i 21 marzo leggiamo, si capisce immediatamente che di mafia si continua a morire tutti i giorni.
Sono 832 le vittime che ricordiamo quest’anno.

Solo nel 2019 leggiamo 23 nomi in più, molti di cittadinanza non italiana a sottolineare l’internazionalità delle mafie e di come le prime vittime della violenza e dello sfruttamento della criminalità organizzata siano spesso le comunità migranti.
Quest’anno leggiamo il nome di due attivisti politici impegnati sulla difesa dei diritti civili : Marielle Franco in Brasile e Luc Nkulula in Congo. Di due giornalisti: Viktoria Marinova e Jan Kuciak, insieme alla fidanzata Martina Kusrinova.
E sono 4 le donne: Marielle, Vikotioria, Martina e Eunice, vittima infinite volte: l’ennesima vittima del femminicidio, della mafia nigeriana e di politiche ingiuste nei confronti dei migranti.

I nomi che leggiamo ci dicono che il caporalato uccide.
E non solo per effetto delle condizioni disumane a cui è costretto chi lavora sotto caporali, privo di dignità, in povertà, in condizioni di devastazione fisica e psicologica.
Solo nel 2018 16 braccianti – tutti migranti – sono morti in due incidenti mentre rientravano dal lavoro nei campi nelle campagne del foggiano.
Braccianti agricoli giovani e giovanissimi (il più giovane aveva 20 anni, il più vecchio 41), sfruttati per la raccolta dei pomodori alla vergognosa paga di un euro al quintale.

La violenza mafiosa colpisce indistintamente cittadini, poliziotti, magistrati, imprenditori e preti: il 19 marzo abbiamo ricordato i 25 anni dall’omicidio di Don Peppe Diana ucciso dalla camorra a Casal di Principe.
Una storia che ci dice di come la lotta alle mafie debba andare di pari passo con la ricerca della verità, per dare giustizia alle vittime e illuminare i modi con cui la criminalità organizzata tenta di insabbiarne l’impegno e infangarne la memoria.

Il 21 Marzo ricordiamo tutte quelle persone – oltre 150 – morte per essersi trovate dentro un conflitto a fuoco, per essere state scambiate per altri.
Perché non è vero che si “sono trovate nel posto sbagliato al momento sbagliato”.
Sono state colpite davanti al portone di casa, in un campo di calcetto, in pizzeria, nell’auto con i genitori, in strada passeggiando con gli amici …. sono le mafie che erano al posto sbagliato, in un luogo dove non avrebbero mai dovuto essere e in una posizione che non avremmo mai dovuto tollerare: con il potere di stroncare in un attimo, con la loro cieca violenza, le vite, le speranze e gli affetti di uomini, donne e bambini innocenti.
Perché sfatiamo anche il mito dell’esistenza di un fantomatico “codice d’onore”: sono circa 85 i bambini e i ragazzi innocenti uccisi dalla mafie.

Nessun onore, nessuna gloria sono una fetida e nauseante montagna di merda.

Le vittime del 2018

Mariele Franco è stata una politica, sociologa e attivista brasiliana. È stata consigliera comunale a Rio de Janeiro ed esponente del Partito Socialismo e Libertà brasiliano (PSOL). Ha presieduto il Comitato delle donne del Consiglio comunale ed è stata impegnata nella difesa dei diritti umani. È stata assassinata la sera del 14 marzo 2018 a 39 anni. Grande femminista

Luc Nkulula anima del movimento Lucha (Lotta per il cambiamento) in Congo , d’opposizione a Joseph Kabila, al potere in Repubblica Democratica del Congo dal 2001. Nkulula, 33 anni, particolarmente attivo durante le recenti manifestazioni di malcontento in Rdc, è morto bruciato nella sua abitazione di Goma nella notte tra il 9 e il 10 giugno 2018. Fadel Barro, i compagni di Nkulula e gli altri giovani leader di domani hanno affermato: “Non abbiamo bisogno di altri martiri, ma dobbiamo prendere esempio dagli amici caduti per trovare la forza di elaborare strategie di lotta più efficaci e sicure”.

Ján Kuciak , 28 anni, giornalista slovacco, ucciso insieme alla fidanzata Martina Kušnírová e trovato senza vita nella sua abitazione in Slovacchia. Era un giornalista investigativo e le sue indagini erano incentrate sulla gestione di fondi strutturali dell’Unione europea nel suo paese. Tra le sue ultime investigazioni prima dell’omicidio, Kuciak stava lavorando su una probabile connessione tra il governo slovacco e la ‘Ndrangheta.

Victoria Marinova, 30 anni, giornalista bulgara. Stuprata ed uccisa domenica 7 ottobre 2018 in pieno giorno a Ruse, ai confini tra Bulgaria e Romania.olto assai noto in Bulgaria per essersi occupata di scandali di corruzione. La giovane reporter, che lascia orfano un figlio, era già stata più volte minacciata, assalita e violentata. Recentemente aveva lanciato accuse precise in relazione al cosiddetto Gp Gate, uno scandalo finanziario di grossa portata in Bulgaria.

Engin Gunes, 28 anni , austista di camion ucciso a Marsiglia durante un regolamento di conti per narcotraffico. L’11° vittima a Marsiglia per traffico di droga nel 2018.

Eurice, di cui non si conosce il cognome, aveva 23 anni quando è stata ammazzata a coltellate il 5 giugno 2018 a Bruxelles. Originaria della Nigeria, era arrivata in Belgio segnando un futuro migliore per se stessa e per la famiglia. Dopo aver attraversato il Sahara ed il Mediterraneo si è resa conto che avrebbe dovuto fare i conti con la mafia nigeriana, che l’ha costretta a prostituirsi. Cinque, dieci clienti a notte. La tariffa non superava mai i 20 euro. L’ultimo cliente è stato un giovane diciassettenne. Non voleva pagare, l’ha minacciata, ha preso il coltello ed ha trafitto il corpo di Eunice 17 volte, che è morta dissanguata. A pochi passi dal commissariato di polizia. L’ennesima vittima del femminicidio, della mafia nigeriana e di politiche ingiuste nei confronti dei migranti.

AMADOU BALDE – ALADJIE CEESAY – MOUSSA KANDE- ALI DEMBELE Morti sulla strada provinciale 105 tra Ascoli Satriano e Castelluccio dei Sauri a causa di un infortunio in itinere, che come tale va riconosciuto, come stabilito dall’Inail

LHASSAN GOULTAINE – ANANE KWASE – MOUSSE TOURE – LAHCEN HADDOUCH – AWUKU JOSEPH – EBERE UJUNWA – BAFOUDI CAMARRA – ALAGIE CEESAY – ALASANNA DARBOE – ERIC KWARTENG – ROMANUS MBEKE – DJOUMANA DJIRE morti il 6 agosto scorso lungo la statale 16 tra San Severo e Termoli, stipati nel furgoncino che si è scontrato frontalmente con un Tir che proveniva nel senso opposto di marcia.

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