La grande Resistenza dei lavoratori

Il 25 aprile si celebra la Resistenza e la vittoria sul nazifascismo.

Molto è stato detto e scritto su questa pagina della nostra storia. E’ importante rimarcare che i lavoratori italiani giocarono un ruolo fondamentale nella caduta del regime di Mussolini, poichè i primi episodi di resistenza al fascismo si svilupparono proprio nelle fabbriche.

1943-Sciopero-per-pace-e-pane

I grandi scioperi che bloccarono le aziende del nord nel 1943 furono espressione di un malessere popolare che il regime aveva per troppo tempo ignorato e che la guerra aveva portato a esasperazione. Prostrava la popolazione soprattutto la mancanza dei generi di prima necessità: mancava il pane, mancava il grasso alimentare, l’olio per le lanterne, e mancavano persino i copertoni per le biciclette, all’epoca il più importante mezzo di locomozione privato. Il 5 marzo del 1943, alle 10 della mattina, alcuni operai dell’officina 19 della FIAT Mirafiori incrociarono le braccia e proclamarono uno sciopero per il “pane” e per la “pace”.

Gli scioperi (ricordiamo che scioperare poteva comportare l’arresto e la pena di morte) si replicarono fra l’8 e il 12 marzo e da quel momento manifestazioni operaie si susseguirono ovunque. Nei giorni e nei mesi successivi si scioperò in Piemonte, in Lombardia ed in altri centri del nord.

Recitava un volantino dell’epoca:

“Operai, Impiegati! Il governo Mussolini, responsabile di aver trascinato il nostro Paese in una guerra ingiusta e rovinosa, vuole farci morire di fame, dandoci degli stipendi irrisori, pagandoci con assegni in luogo di moneta e allungando a 12 ore la giornata lavorativa.

Smettiamo di lavorare, prepariamo lo sciopero. Manifestiamo in tutti i modi per esigere che il nostro salario sia corrisposto in moneta!”

1945-aprile

Tra il voto del Gran Consiglio del fascismo del 25 luglio e l’8 settembre passarono 45 giorni in cui Badoglio, preoccupato per le continue ondate di scioperi e per le agitazioni popolari, decise di autorizzare la rinascita del sindacato democratico, perciò nominò tre commissari a guidare le disciolte organizzazioni sindacali fasciste: il comunista Roveda, il socialista Buozzi, e il democristiano Grandi. Badoglio si fece anche promotore di accordi tra sindacati e industriali per il ripristino delle commissioni interne. Il 3 settembre le commissioni interne vennero quindi riportate sotto il controllo dei sindacati nazionali. Esse avevano vari scopi: mantenere il collegamento tra lavoratori e sindacati, accertarsi della corretta applicazione dei contratti nazionali, esprimere pareri sui regolamenti di fabbrica, formulare proposte sui sistemi di lavoro, ecc.

Art. 1) Nelle imprese industriali inquadrate sindacalmente sono istituite commissioni interne:

  • per gli impiegati, quando esse abbiano alle proprie dipendenze almeno 20 impiegati escluso il personale avente qualifica di dirigente;
  • per gli operai quando esse abbiano alle proprie dipendenze almeno 20 operai.

Art.2) I componenti delle commissioni interne ed i fiduciari di impresa sono eletti attraverso votazione diretta e segreta alla quale possono partecipare tutti i lavoratori dell’ impresa, impiegati e operai, escluso il personale dirigente, chi è superiore ai 18 anni. (…) I componenti delle commissioni interne durano in carica circa un anno e possono essere rieletti. (…)

E così anche la democrazia, riconquistata dapprima nei luoghi di lavoro, dopo la ventennale dittatura, tornava gradualmente a far parte del lessico e delle abitudini degli italiani.

 Il 9 giugno 1944, comunisti, socialisti e democristiani firmarono il celebre Patto di Roma che sancì la nascita della CGIL  unitaria (Confederazione Generale Italiana del Lavoro). Il patto definì l’unità sindacale e rappresentò il passo più importante verso la ricostruzione del sindacato democratico. Siglato da Giuseppe Di Vittorio per il PCI, da Emilio Canevari per il PSI (Bruno Buozzi era stato trucidato dai nazifascisti il 4 giugno), da Achille Grandi per la DC, il patto di Roma stabilì le regole della Confederazione Generale Italiana del Lavoro. Per ogni settore produttivo ci sarebbe stata una sola Federazione nazionale, di conseguenza una sola Camera del Lavoro per ogni provincia. L’art. 2/c affermava: “La CgdL è indipendente da tutti i partiti politici. Essa si assocerà ogni volta che lo ritenga opportuno, all’azione dei partiti democratici che sono espressione delle masse lavoratrici, sia per la salvaguardia e lo sviluppo delle libertà popolari, sia per la difesa di determinati interessi dei lavoratori e del Paese.

In quei mesi ricchi di fermenti sociali, la CGIL si attivò per diffondere le Commissioni interne e le Camere del Lavoro nelle regioni liberate dai tedeschi stipulando anche accordi salariali, fra cui l’accordo per l’indennità di contingenza, che deve il suo nome alla “contingenza” della guerra, appunto. A Biella, nel 1944, il Comitato di Liberazione e gli industriali firmarono un importante accordo in cui si istituiva per la prima volta in Europa la parità salariale tra uomo e donna.

In conclusione la Resistenza, oltre a essere stata una grande lotta di liberazione nazionale, contribuì anche alla modernizzazione sociale ed economica dello Stato, rimettendo al centro dell’agenda politica proprio quei diritti dei lavoratori che il fascismo aveva brutalmente cancellato e che invece di lì a poco sarebbero stati sanciti dalla nuova Costituzione repubblicana.

CONTRATTO-DELLA-MONTAGNA-Quadretto-lapide-Selve-Marcone

 


Gli scioperi del 1944 a Bologna

Per il primo marzo 1944 il CLN aveva proclamato lo sciopero generale. Si trattava del primo sciopero generale in vent’anni di fascismo. La mobilitazione proseguì anche nei giorni successivi. Di seguito possiamo leggere  alcuni rapporti redatti delle autorità di pubblica sicurezza sullo svolgimento delle agitazioni nelle fabbriche bolognesi.

2 Marzo 1944

Il 1°corrente, in Bologna il 1° corrente in Bologna, istigati da elementi comunisti, i tramvieri hanno attuato lo sciopero parziale in segno di protesta per il mancato pagamento delle 192 ore lavorative e per dissidi sorti sori con l’azienda tramviaria circa il trattamento economico.

Alle 7,30 del 1° detto, gli operai delle officine Calzoni hanno iniziato lo sciopero, lamentando la mancata distribuzione da cinque mesi dei copertoni per biciclette. Infatti, da cinque mesi l’assegnazione mensile di tremila copertoni non veniva ritirata per sabotaggio, Il capo della provincia ha subito mandato a ritirare i 15mila copertoni che verranno subito distribuiti. Gli operai lamentano inoltre che gli organizzatori sindacali (fascisti) non si sono mai visti e non hanno mai convocato le commissioni di fabbrica per conoscere le necessità delle categorie.

3 Marzo 1944

Il 1° corrente, alle ore 10, le maestranze della ditta Ducati di Borgo Panigale iniziarono lo sciopero, riprendendo il lavoro alle 11,15 per imposizione delle forze armate germaniche. Il 1° corrente, alle ore 10,15, in Bologna, 600 operai delle officine Weber iniziarono lo sciopero, in segno di protesta per la mancata distribuzione dei grassi dei mesi di gennaio e febbraio. Intervenuta la GNR gli operai furono indotti a riprendere il lavoro. Arrestato un sobillatore, noto comunista, e fermati i componenti della commissione di fabbrica.

3 Marzo 1944

Negli ambienti competenti di Bologna si è d’avviso che le il provvedimento concernente la socializzazione delle industrie andrebbe convenientemente illustrato alle maestranze operaie da parte di elementi particolarmente adatti a combattere la propaganda sovversiva che, con ogni mezzo, cerca di svalutarne la portata, facendolo apparire come un ripiego del governo allo scopo di attrarre gli operai verso il nuovo ordine di cose.

4 Marzo 1944

Il 1° corrente, in Bologna, 150 dipendenti della ditta CMA, sospesero il lavoro dalle 9,30 alle ore 9,45 per ottenere miglioramenti economici. Con il pretesto dei disagi alimentari hanno pure abbandonato il lavoro le maestranze del calzaturificio Montanari. Sembra che a un segnale convenuto tutti gli operai dei vari stabilimenti affluiranno in centro. In città si nota vivo fermento.

5 Marzo 1944

Il 2 corrente, in Castelmaggiore, le maestranze femminili (circa 100 elementi) della società Vitam iniziarono lo sciopero in segno di protesta per la mancata dei distribuzione dei grassi. Per l’ intervento tempestivo delle autorità le operaie furono indotte a riprendere il lavoro. Le  maestranze femminili del calzaturificio Montanari sono state impedite a recarsi al lavoro da alcuni sovversivi. Intervenuti sul luogo il federale, il segretari dei sindacati, e un ufficiale superiore germanico, e spiegata la situazione attuale e il valore del provvedimento relativo alla socializzazione delle fabbriche, le operaie hanno ripreso il lavoro. Si è provveduto alla costituzione della mensa aziendale e alla distribuzione di gomme per biciclette e della razione supplementare tabacchi.

8 Marzo 1944

I recenti scioperi, attraverso i contatti che appositi fiduciari hanno preso con l’elemento operaio, rivelano lo stato d’animo degli operai stessi. (…) 

Abbandonati dalla nostra propaganda (…) continuamente sottoposti al martellare della della propaganda sovversiva e antinazionale, avvelenati e disillusi dai precedenti esperimenti, che gli operai definiscono con disprezzo “sindacati fascisti”, essi hanno finito per essere trascinati dalla violenza e dalla prepotenza di quei pochi sovversivi (…) Dicono, per esempio, che i sindacati non si sono mai curati d’interpellare le commissioni di fabbrica sui desiderata della massa operaia, che una gran parte delle provvidenze emanate dal regime sono rimaste lettera morta, che a causa della irregolare distribuzione dei generi alimentari i salari non sono sufficienti  quello che necessita alla vita.

Gli operai affermano poi – e questo è più grave – di avere ormai riconquistato la libertà di sciopero e se ne varranno tutte le volte che avranno qualche ragione da far valere, dimostrando con ciò di non avere alcuna fiducia nell’opera sociale della repubblica (Repubblica Sociale di Salò). Soltanto una pronta opera di persuasione può impadronirsi dell’anima operaia, riportandola alla concezione nazionale della vita.


G.B

 

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