Da Bologna a Bruxelles per un’Europa metalmeccanica

Il 16 maggio si è tenuto a Bruxelles un incontro sul tema “Making Europe work – sindacati per un’Europa sociale”, promosso dalla Fiom Emilia Romagna e dall’IG Metall.

L’obiettivo del convegno, ovvero la costruzione di un progetto di cooperazione su scala europea dei Sindacati a sostegno di un’Europa sociale, è stato ragionato, valutato e scandagliato durante gli interventi che si sono succeduti nel corso della giornata.

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I lavori si sono aperti con un augurio di una proficua collaborazione da parte di Bruno Papignani, segretario regionale uscente della FIOM Cgil e promotore dell’iniziativa, attraverso una toccante lettera letta dal nostro Stefano Zoli e salutata con emozione da parte di tutti i partecipanti.

L’introduzione di Hartwig Erb, IG Metall di Wolfsburg, ha invece definito la linea metodologica ed i contenuti della giornata: secondo Erb, il Sindacato, forte di un’alleanza ormai su scala europea, non deve cambiare in niente la prospettiva, né il modus operandi. Deve invece continuare su una strada già intrapresa, secondo cui le condizioni lavorative dei Paesi membri devono essere maggiormente allineate, anche per evitare il dumping sociale.

L’intervento di Luc Tringle di industriAll Europe, che rappresenta 200 organizzazioni sindacali europee nell’ambito del settore produttivo, ha sottolineato l’importanza dell’industria come base del welfare e, come tale, deve essere rafforzata attraverso politiche di sostegno (investimenti, attenzione alle fonti energetiche, politiche del lavoro, …).

Le condizioni di lavoro (orario e salario), continua Triangle, devono essere allineate almeno a standard minimi e gestite attraverso la contrattazione collettiva, con l’obiettivo di coinvolgere anche aziende che attualmente non vi hanno accesso.

Accanto a questo, bisogna puntare sul rafforzamento dei Sindacati: la sindacalizzazione è in crisi nell’ultimo periodo, tanto da registrare una riduzione annuale di iscritti, laddove invece è assolutamente necessario acquistare forza e Bruxelles deve fungere da motore per invertire di questa tendenza.

IndustriAll ha lanciato di recente un manifesto “for a strong, inclusive, democratic Europe as the best way to support workers’ rights and jobs with decent work, strong protection via collective agreements and recognised participation rights” (link: https://news.industriall-europe.eu/content/documents/upload/2019/3/636880768603030433_Manifesto-2019-EN.pdf).

Gli interventi successivi hanno dato corpo alla ragione per cui l’incontro, oggetto di questa relazione, è stato organizzato: le richieste sindacali per le elezioni europee del 2019.

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La prima richiesta, illustrata dal neo-eletto segretario regionale della Fiom, Samuele Lodi, sul tema della Giustizia sociale ha avuto come premessa la descrizione di un quadro generale di riduzione, negli ultimi anni, dei diritti e delle tutele del lavoro a favore della finanza e delle imprese.

I diritti fondamentali, come quello alla salute e all’istruzione, le ragioni del lavoro e dell’uguaglianza devono prevalere rispetto alle logiche di mercato, “è necessario riconciliare l’Europa economica e l’Europa sociale per un nuovo modello sostenibile e inclusivo, di integrazione, attraverso il rafforzamento della legittimità democratica delle istituzioni europee e attraverso la correzione degli attuali squilibri mettendo al centro del processo decisionale il Parlamento Europeo, unico organo eletto dai cittadini”.

Nella pratica, gli strumenti proposti da Samuele Lodi per fare in modo che tale modello prevalga, sono:

  • sostegno agli investimenti finalizzati alla creazione di lavoro, alle aree più in difficoltà, rafforzamento delle politiche di coesione europee e semplificazione delle procedure;
  • cancellazione del Fiscal Compact e scorporo dal deficit della spesa destinata al rilancio dell’economia con investimenti infrastrutturali, produttivi e sociali (bisogna porre molta attenzione alla concretezza di questa proposta, utilizzata in modo demagogico durante le varie campagne elettorali)
  • omogeneizzazione delle politiche, a partire da quelle fiscali, con l’obiettivo di evitare dumping salariale, anche contrastando la pratica delle delocalizzazioni;
  • riforma delle istituzioni economiche (tra cui la BCE) con l’attribuzione di obiettivi di responsabilità sociale quali la piena e buona occupazione (si consideri che la crisi non può considerarsi affatto superata dal momento che si registra ancora un delta di 1 miliardo di ore lavorative in meno rispetto alla fase precedente);
  • sostegno alla contrattazione collettiva, attraverso una Carta Europea dei Diritti del Lavoro che preveda l’armonizzazione dei trattamenti economici, normativi e di protezione sociale, nonché l’introduzione di standard minimi e “il miglioramento delle condizioni di lavoro, che prevenga la riduzione delle capacità lavorative, le malattie professionali, gli infortuni e impedisca che la ripresa produttiva in alcune aree e settori nell’Unione si realizzi a scapito della vita stessa dei lavoratori”;
  • revisione delle politiche sull’immigrazione e sostegno all’antirazzismo, per arginare l’attacco ai valori fondanti dell’Unione europea, quali uguaglianza, solidarietà, multiculturalismo e pari opportunità

La seconda richiesta, “Mondo del lavoro e democrazia”, introdotta da Flavio Benites, IG Metall Wolfburg, ha ravvisato, così come l’intervento precedente, un aumento delle politiche europee negli ultimi anni che hanno subordinato la sfera del sociale al mercato.

Benites, a sfavore di una generale deregolamentazione, auspica un’Europa che ristabilisca un modello sociale basato su “sistemi di sicurezza sociale, autonomia contrattuale e attivo nel campo delle politiche di redistribuzione. Questo modello sta per un’integrazione che supera gli svantaggi di un’Unione europea guidata da interessi economici”, laddove il compito delle istituzioni e del sindacato è di correggere le deviazioni del mercato.

Al fine di garantire un’Europa più sociale, in linea con i principi di pari opportunità, condizioni di lavoro eque e inclusione sociale, bisognerebbe garantire un valore costituzionale ai diritti sociali fondamentali in Europa, stigmatizzare ed escludere politicamente attacchi ai sistemi di sicurezza sociale, garantendo per contro un patto di stabilità sociale che stabilisca le condizioni minime per la protezione sociale e tenga conto dei diversi livelli di partenza nell’UE.

Infine, la terza richiesta, inerente le Politiche industriali è stata introdotta da Thomas Maier, dell’IG Metall di Esslingen e più ampliamente decritta da Jürgen Dispan, dell’IMU Institut.

Dopo un’accurata descrizione dei megatrend sociali, economici e demografici di cui possiamo dirci testimoni in questi anni, Dispen identifica come vitali i seguenti obiettivi:

  • stabilità economica – attraverso una politica territoriale che preservi la produzione e l’occupazione e che acceleri questi processi nelle aree meno sviluppate
  • industrializzazione che si basi sulle nuove tecnologie – l’Europa deve responsabilmente affrontare le politiche di protezione del clima, affrontando la transizione energetica, conscia del fatto che “la trasformazione socio-ecologica implica nuovi potenziali di crescita e assicura le prospettive occupazionali future”
  • democrazia e codeterminazione

A conclusione della prima parte della giornata, Johan Jaervklo, segretario del CAE del Gruppo VW, ha descritto con un discorso molto appassionato e toccante i pericoli di un’imposizione politica della Destra.

Jaervklo ha raccolto molti consensi nel proprio intervento sottolineando come il futuro non debba più essere di un’Europa più attenta alle istanze dell’Economia e della Finanza, invece che dei diritti e dei propri Cittadini.

Elly Schlein, europarlamentare uscente (Possibile), ha avuto il compito di aprire la serie di interventi sulle posizioni dei Gruppi politici al Parlamento europeo.

La sua è stata una disamina di quanto la Politica avrebbe dovuto fare (“Noi non abbiamo fatto abbastanza”) per trovare soluzioni comuni a problemi comuni:

  1. la crisi non è stata affrontata adeguatamente, in quanto l’austerità non è stata la risposta giusta, laddove sarebbe stata più opportuna una politica di sostegno degli investimenti che guidassero una transizione alla sostenibilità. Sostiene a tal proposito l’idea di una confederazione europea dei Sindacati che impongano i già citati standard minimi
  2. viene ancora garantita una sorta di immunità alle multinazionali che evitano il Fisco, grazie a scappatoie legali che ad oggi sono possibili proprio perché i principi di trasparenza e trasversalità vengono aggirati grazie alla chiusura di fatto delle frontiere
  3. si poteva affrontare la crisi climatica finanziando una roadmap per una maggiore sostenibilità, recuperando ad esempio l’evasione fiscale delle multinazionali, appunto.

Infine, Francesco Garippo, S&D, ha introdotto la distinzione tra responsabilità politica e sindacale, laddove il secondo ha come principale obiettivo quello di garantire la coesione sociale. Garippo ribadisce inoltre la l’importanza della codeterminazione, garantita dalla Charta delle Relazioni del Gruppo VW, che viene praticata nell’interesse di tutti, anche del datore di lavoro stesso.

Il primo dei due interventi conclusivi è stato affidato a H. Erb, il quale ha raccomandato di fungere da cassa di risonanza, con la stampa e con i colleghi, per far conoscere i contenuti dell’incontro qui descritto – “i politici non fanno molto, ma i nostri sindacalisti sì”.

Il secondo intervento conclusivo, a cura di Samuele Lodi, rileva positivamente la proposta di fare il punto da qui ad un anno sui risultati raggiunti dalla Commissione entrante.

Si augura che la Destra non guadagni altro spazio, così da evitare l’introduzione di ulteriori politiche liberiste. Il timore è dovuto al fatto che i Lavoratori (“che non sono dei tubi digerenti”) non votino a sinistra perché hanno dovuto tollerare sulle proprie spalle le politiche degli ultimi anni. A tal proposito, sottolinea anche l’importanza di tornare a politicizzare le discussioni e le assemblee con i Lavoratori, citando come esempio positivo la formazione sulla Costituzione concordata nell’ambito dell’ultimo integrativo sottoscritto in Automobili Lamborghini.

Come considerazione generale, questo incontro ha sottolineato la necessità di rafforzare l’idea di “comunità”, distinguendo nettamente l’Europa dei diritti, da quella fino ad ora considerata unanimemente come succube della burocrazia e delle logiche di Mercato.

Ora più che mai si sente l’esigenza di ribadire l’importanza della confederazione europea di Sindacati, forte, coesa e determinata nel perseguire un vero e proprio progetto di coalizione sociale, per dirla con Valentina Orazzini (FIOM), che parta da un allineamento a livello europeo delle condizioni salariali, svilite spesso attraverso la delocalizzazione.

La necessità di ridurre le disuguaglianze prende anche le mosse dall’osservazione di un fenomeno fortemente sottovalutato, ovvero i flussi migratori interni all’Europa, da est a ovest, quasi dieci volte superiori a quelli di natura economica e climatica provenienti dal Sud del Mondo.

I concetti di trasparenza delle condizioni di lavoro, di solidarietà e di trasversalità devono permeare le politiche del lavoro che partiranno proprio da Bruxelles e che diventeranno il punto di partenza per una maggiore maturità dei Paesi membri, consci del fatto che il momento di agire sia arrivato e che l’evasione sociale non sia più sostenibile.

L’unica strada è quella di guidare i processi di democrazia sui posti di lavoro, introducendo ed allargando le esperienze positive registrate ad esempio in Germania, ovvero la codeterminazione o comunque una partecipazione attiva, al momento aggirabile grazie anche ai pronunciamenti della Corte di giustizia dell’Unione europea in merito alla libertà di contrattazione.

Citando F. Garippo, “il sostegno alla giustizia sociale parte necessariamente dal legare l’idea di sindacato e lavoro ad una dimensione europea, non nazionale”, ma questo Sindacato europeo deve essere formato da sindacati forti e capaci di agire anche nei singoli Stati membri.

Dobbiamo quindi tutti sentire la responsabilità di arginare derive eccessivamente liberiste, a livello locale, nazionale ed anche e soprattutto europeo perché insieme si è più forti.

di Gemma Cazzante, Giuseppe Amendola, Antonio Felice delegati Fiom-Cgil Bologna

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