Con Emergency a Milano lungo le vie della povertà.

Mi chiamo Tiziana Parisi, lavoro in Automobili Lamborghini come impiegata commerciale da circa 16 anni e sono al primo mandato come delegata sindacale Fiom all’interno della mia azienda.
Uno dei progetti che subito mi ha visto entusiasta quando sono entrata in Fiom è stato l’accordo che Automobili Lamborghini insieme alla RSU aziendale e le Organizzazioni sindacali esterne hanno fatto con Emergency.

Certo è difficile associare due realtà completamente diverse. Un’azienda che produce automobili di lusso ed una Onlus che si occupa di offrire cure medico-chirurgiche gratuite alle vittime delle guerre e della povertà. Ma tutto ciò è diventato reale grazie all’impegno dei delegati sindacali che prima di me hanno siglato questo progetto e che l’hanno fortemente voluto, all’azienda che si è messa in gioco e ad Emergency che si è attivata per far sì che tutto funzionasse al meglio.
Secondo criteri precisi (tra l’altro tale esperienza è considerata come una trasferta formativa con la durata di circa una settimana), è stata offerta l’opportunità a tutti i dipendenti di prendere parte a questo progetto, chiamato “Progetto Italia” all’interno di un Politruck a Milano che svolge attività di supporto ai volontari della clinica mobile.
Questo truck (una specie di camion attrezzato di tutto punto) attraversa i quartieri meno fashion per fornire attività di medicina generale, pediatrica, mediazione culturale e orientamento socio sanitario.
La mia avventura con Emergency inizia un lunedì di pioggia su un treno in direzione Milano.
Guardo fuori dallo specchietto e mi chiedo cosa aspettarmi e che senso abbia una struttura del genere in Italia , perché è vero che da noi ci sono i poveri ma è altrettanto vero che l’art 32 della Costituzione parla chiaro : “ La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto all’individuo ed interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti” Tutti i cittadini extracomunitari o comunitari hanno diritto a ricevere le cure necessarie anche se privi di regolare documento di soggiorno.

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Quando arrivo in via Odazio, scorgo da lontano un camion lungo circa 12 metri, ed un uomo intento ad allacciare la corrente ad un generatore, incurante della pioggia insistente che lo stava bagnando. Arrivo e mi accoglie con un grande sorriso. Dopo neanche 10 minuti tutto lo staff (dottore, infermieri, mediatori) mi fanno sentire parte integrante del team.
Li ho travolti con mille domande, con tanti dubbi e sul perché della loro presenza nel territorio di Milano ma è bastato poco per comprendere.
In quei giorni ho visto decine e decine di persone: italiani, comunitari, extracomunitari salire su quel camion rosso, perché non è vero che in Italia siamo tutti uguali, perché se sei povero, non parli la nostra lingua o semplicemente non sai orientarti nel sistema sanitario, ti senti solo ed inerme.
Perché ho capito, in quei giorni, che aldilà delle cure, le persone che salgono sul quel truck, vogliono essere accolte, ed i ragazzi di Emergency lo fanno con professionalità e gentilezza.
Chi sceglie di andare lì, lo fa anche per sentirsi almeno per pochi attimi accudito e non emarginato, in poche parole meno solo.
Chi va lì non è considerato povero, extracomunitario, malato, chi va lì viene solo visto come un essere umano.
Questa esperienza mi ha messo in contatto con la parte più intima di me, mi ha colpito nella mia fragilità.
Mi sono resa conto di come io fossi inconsapevolmente una privilegiata solo per essere nata in un posto che nonostante le sue difficoltà, mi ha garantito di studiare, di lavorare, di crearmi un futuro.
Che quelle persone invece le mie stesse opportunità, nel loro paese non le hanno avute.
Ci sono esperienze che lasciano inevitabilmente un segno nel cuore. Questa esperienza con Emergency ha avuto il potere di farlo.
Molto spesso quando leggiamo articoli di giornale o semplicemente guardiamo le notizie in un TG, quello che viviamo è una storia che comunque è lontana dalla nostra realtà.
Quando invece ti metti in prima linea e ti spogli dei tuoi pregiudizi, ogni persona che incontri, ogni povero, ogni emarginato, per magia non è più una storia che non ti interessa, ma invece ti appartiene, perché ha un nome, un volto, un odore.

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Ecco questo non potrò mai dimenticare della mia settimana di volontariato a Milano: Gli occhi delle persone, a tratti tristi, arrabbiati, vuoti, ma anche speranzosi, fiduciosi .
Occhi che hanno attraversato i miei ed hanno toccato la mia anima
Dovremmo vivere tutti con la consapevolezza di essere uguali e che dietro ogni disagio esiste una mancata opportunità, dietro ogni discriminazione si nasconde l’ignorare la storia di un individuo, del suo viaggio in questo mondo, a volte fatto di difficoltà e carenza.
La mia avventura è finita il venerdì sera, a Milano non pioveva anzi c’era un timido sole.
Ho ripreso il treno verso Bologna e mentre scorrevo le foto scattate in quei giorni mi è rimbalzato agli occhi questa scritta sul dorso del Politruck:
“Il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo”
Preambolo dichiarazione universale dei diritti dell’uomo – 10 Dicembre 1948.

Tiziana Parisi delegata Fiom Automobili Lamborghini

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