L’Europa che non C’è.

(di Giacomo Cossu – FIOM CGIL Bologna)

Sul nostro striscione del 1° Maggio 2019 abbiamo rivendicato un’ “Europa metalmeccanica”, perché fin dai tempi di Claudio Sabattini è l’Europa il terreno di gioco delle grandi battaglie politiche e sindacali del nostro tempo. Con questa convinzione, come FIOM CGIL, abbiamo partecipato per la prima volta al Seminario “Dall’Unione monetaria agli Stati Uniti d’Europa” dell’Istituto Altiero Spinelli, sull’isola di Ventotene, dal 28 agosto al 2 settembre. L’evento si ripete sull’isola, ogni anno, dal 1981, con la partecipazione di giovani dai 15 ai 30 anni, ed è promosso dal Movimento Federalista Europeo (MFE) e dai Giovani Federalisti Europei (GFE).

Nell’isola che il regime fascista utilizzò come galera per gli antifascisti, da Giuseppe Di Vittorio a Sandro Pertini, i prigionieri Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni realizzarono il famoso Manifesto, tanto citato come fonte di ispirazione del progetto dell’integrazione europea, quanto disatteso nella concreta realizzazione dell’UE. Oltre ai militanti del MFE e dei GFE, erano presenti decine di studenti del Lazio non appartenenti ad alcuna associazione. 

La discussione ha riguardato la storia del Manifesto e la biografia degli autori, che nel pieno del secondo conflitto mondiale cercavano di immaginare un futuro di libertà e uguaglianza nel continente devastato; ma anche le attuali contraddizioni dell’UE di fronte a crisi epocali come il conflitto in Ucraina e le debolezze dell’Unione europea davanti alle molteplici sfide legate alla pandemia, alla transizione ecologica e all’innovazione tecnologica. 

A differenza degli altri partecipanti, per noi della FIOM l’analisi delle questioni europee passa attraverso lenti nient’affatto neutre o astratte: misuriamo potenzialità e limiti del processo di integrazione europea in base a quanto rispondano ai bisogni delle lavoratrici e dei lavoratori. Nel solco della tradizione del sindacato confederale italiano, si tratta di rivendicare istituzioni sovranazionali che promuovano la giustizia sociale, ed in tal senso una reale democrazia transnazionale. Nel confronto sono dunque emerse posizioni notevolmente differenti, poiché nei movimenti federalisti europei è forte la convinzione che unire il progetto di Federazione europea ad un programma sociale possa indebolirne la capacità di ottenere consensi, dentro e fuori dai palazzi istituzionali.

Resta unanime la convinzione che la dimensione dello Stato nazionale, al di là delle ingiuste normative europee che vincolano la spesa pubblica per welfare e investimenti mentre permettono il dumping salariale e fiscale, sia del tutto insufficiente a rendere il nostro continente un modello di sviluppo sostenibile, davvero inclusivo e solidale e un attore nella scena internazionale capace di promuovere la pace e contrastare l’imperialismo delle superpotenze mondiali che si affrontano in questa fase. 

Nel seminario è emerso anche un dato imprevisto: i giovani affrontano la questione diversamente. Infatti in molteplici occasioni, sia le ragazze e i ragazzi del GFE, sia le e gli studenti presenti, hanno sollevato considerazioni e avanzato proposte che incoraggiano la lotta per una integrazione europea fondata sull’uguaglianza e la giustizia climatica. Abbiamo sentito in più occasioni che non può esistere una Federazione europea che non abbia tra i suoi principi fondanti i diritti sociali come il salario minimo europeo, oltre a proposte concrete per sfidare i potenti del Consiglio dell’Unione Europea come l’obbligo scolastico fino a 18 anni e la gratuità dell’istruzione, il controllo democratico sulle piattaforme digitali, politiche solidali e non concorrenziali per una rapida e radicale transizione ecologica, l’apertura delle frontiere e l’accoglienza di chi cerca in Europa un futuro migliore. 

Torniamo quindi dall’isola a Bologna e alla nostra attività di sindacalisti con più conoscenza e l’incoraggiamento a continuare la lotta in Italia e con il sindacato europeo, perché l’Europa non può restare l’istituzione che abbiamo conosciuto, e le metalmeccaniche e i metalmeccanici non sono soli a volere un’Unione Europea fondata sull’uguaglianza e la democrazia.

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