#FridayforFuture : perchè lottare per l’Ambiente è così importante

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Come ormai tante persone, da alcuni mesi seguo le vicende di una ragazzina svedese che ci ha dimostrato come una piccola azione possa aiutare a cambiare il mondo.

E’ stato detto molto su di lei, ma quello che è certo è che da un piccolo sciopero scolastico individuale, portato avanti per mesi tutti i venerdì da Greta Thunberg, si è arrivati ad unire molte persone e movimenti che lottano per avere un futuro migliore, fino ad arrivare al grande sciopero dello scorso Venerdì 15 Marzo.

Greta e i giovani di tutto il mondo accusano la nostra generazione di avergli portato via il futuro o, nel migliore dei casi, di aver fatto poco o nulla per evitare (o almeno ridurre) i cambiamenti climatici; cambiamenti di cui nessuno ancora sa quali potranno essere i reali effetti, ma che rischiano di trasformare il pianeta in un posto inospitale.

Ovviamente, in questi anni, siamo stati in prima linea per lottare contro lo sviluppo sfrenato e l’inquinamento, fin da quando, nel lontano ‘69, tutta l’umanità ha avuto modo di prendere consapevolezza della delicatezza del nostro pianeta; ovvero, da quando finalmente siamo riusciti a vederlo così piccolo e fragile nella famosa foto scattata dalla desolata superficie Lunare.

Il Club di Roma, pochi anni dopo quell’evento, pubblicò un libro dal titolo “I Limiti dello Sviluppo”. Il libro sottolineava che se l’umanità non avesse cambiato rotta i danni li avrebbe visti proprio intorno al 2030.
Quello che meraviglia è che, nonostante gli scarsi mezzi tecnologici dell’epoca, tutte le previsioni fatte fino ad ora si sono rivelate pressoché esatte, quindi non ci sono scuse: lo sapevamo e non si è fatto abbastanza e ora il tempo scarseggia sempre più!

Ma voglio raccontare queste giornate all’insegna della mobilitazione a favore della Natura e cioè Noi: perché anche noi siamo Natura.

Venerdì mattina ero in Piazza Maggiore dalle 8.30 e, quando si sono incontrati i primi cortei delle scuole superiori, c’è stato un vero e proprio boato di gioia!

In pochi minuti la piazza ha cominciato a riempirsi e alle 9 il corteo era già partito: studenti ovunque, migliaia di ragazze e ragazzi!

Quell’entusiasmo mi ha ricordato una delle tante manifestazioni fatte a scuola quando ero ragazzo contro la prima guerra in Iraq, ma in questo caso ho visto una consapevolezza diversa, molti cartelli avevano frasi più mature, divertenti e ragionate. Gli studenti capiscono che il problema non è solo il tema della CO2, e si arrabbiano con la politica per il problema dell’inquinamento nel suo complesso.

bologna 15 Marzo 2019

Sotto le due torri sento alcuni di loro discutere. Affermano che se aumentasse la CO2, fino ad un certo punto si potrebbero comunque piantare degli alberi per compensarla; ma per tutto il resto, le tossine e gli inquinanti come la plastica che inquina il mare, non si sa come difendersi. Allora li invito ad una conferenza sul tema organizzata a San Lazzaro quello stesso pomeriggio dall’ Istituto Ramazzini.

La scena è tutta loro, degli studenti. Io posso solo improvvisare un cartello dove scrivo che dobbiamo aiutare i giovani a costruire un mondo migliore.

I ragazzi procedono veloci e in neanche due ore il corteo fa qualche chilometro attraverso la zona universitaria, tornando in piazza per poi continuare lungo via Ugo Bassi e quindi su via Marconi.

Giunge il momento di abbandonare questa bellissima e variegata manifestazione. Mi faccio accompagnare in bici perché devo arrivare in fretta a San Lazzaro dove, con alcune maestre, abbiamo organizzato un Flash Mob Danzante in Piazza Bracci (una piazza intitolata ad un partigiano) con i bambini più piccoli che non sono potuti venire a Bologna.

In poco meno di un’ora abbiamo chiesto ai bambini che futuro avessero voluto, dopo di che si è fatto un “giro tondo per il mondo” che si è concluso ballando danze circolari improvvisate tenendosi per mano.

Si è trattato di bellissimo momento in cui abbiamo capito che è la competizione che ci mette gli uni contro gli altri, che crea dei mostri come l’inquinamento, la violenza, le guerre. Mentre la cooperazione e la condivisione è più compatibile con la natura profonda delle cose, e che si sta meglio quando si aiuta e quando si è aiutati.

Ma non è finita. Nel pomeriggio, nella sala del centro sociale Malpensa che ospita numerose associazioni, un Biomercato e spesso eventi sul tema dell’ambiente, la Dottoressa Belpoggi del Ramazzini ci ha spiegato la situazione degli inquinanti creati dall’uomo: oltre 80 mila! (Noto che sono più o meno i morti all’anno per smog in Italia…).

Mi lascia impietrito il fatto che di molti di questi composti non esistano  nemmeno le schede tossicologiche; che molti inquinanti si trovano ovunque, nel senso che metalli pesanti, carburanti e altre molecole si trovano nell’aria, nell’acqua, nel terreno, nel cibo, nei farmaci e quindi dentro di noi; persino ai poli e quindi in tutti i cicli naturali, anche se molti effetti ancora non si conoscono.

Tuttavia è amaro constatare che anche per gli inquinanti conosciuti grazie agli studi del Ramazzini, ci sono voluti 30 anni perché le Istituzioni ne decretassero ufficialmente la pericolosità.

Ritardi costati molte vittime e moltissimi danni alla salute e che, a quanto sostiene la Dott.ssa Belpoggi, saranno pagati sempre più dai bambini.

Quanto descritto ci rappresenta un quadro assai buio del presente ma anche ci mostra come potrà essere la realtà e il futuro prossimo se non vi si porrà rimedio in fretta.

Persino chi volesse negare il riscaldamento globale difficilmente potrebbe non constatare l’aumento di inquinanti in tutto quello che ci circonda.

Difficilmente potrebbe non capire

il fatto che non ci sono soluzioni alternative, un “Pianeta B”, ma un solo pianeta finito che ci obbliga ad unirci tutti nel trovare soluzioni.

Il giorno seguente si attraversa la città per manifestare a favore di un centro sportivo e dei Prati di Caprara, un polmone verde della città che rischia in parte di essere edificato con permessi del Comune, proprio quando vicine Amministrazioni, secondo me più lungimiranti (come appunto quella di San Lazzaro) dimostrano che si possono fare Piani Urbanistici riqualificando l’esistente e quindi con consumo di territorio uguale a zero.

Con i partecipanti tutti vestiti da alberi e ricoperti di foglie, sfiliamo per chilometri sempre fino al centro storico, con tamburi, cornamuse, richiami per uccelli e suonerie che riproducono una moltitudine di versi: sembra veramente un bosco che cammina.

Alla fine stanco e felice torno a casa con i bambini che in bus mi chiedono: “Dopo due giorni così adesso cambierà qualcosa vero ?”

Non lo so, mi è venuto il magone e ho dovuto tergiversare.

Infatti nella mia vita ho fatto molte manifestazioni, a volte con risultati, altre senza, ma mi rendo conto che questa volta non basta affermare un diritto o fermare una legge ingiusta, bisogna proprio cambiare radicalmente e se non si proseguirà in questa battaglia, anche questa mobilitazione sarà stata inutile.

Da un lato i governi devono cercare di pensare diversamente, come dico da anni ad esempio, fare una politica decisa, iniziare a tassare i prodotti in base al loro “zaino ecologico”, cosa non facile da attuare, ma fattibile e che in un colpo solo aumenterebbe la sostenibilità dei prodotti e la resilienza delle comunità, cosa che giudico importante per attenuare e affrontare le crisi climatiche sempre più frequenti.

D’altro canto le persone devono mettersi in gioco, capire che ne va della loro sopravvivenza e delle future generazioni e dare così priorità ai comportamenti sostenibili, cercando di ridurre la propria impronta ecologica e dando più valore alle relazioni e meno agli oggetti.

Se saremo in grado di farlo, avremo in cambio, oltre ad un immediato risparmio, anche una vita piena e soddisfacente, perchè più in armonia e risonanza con la Natura e cioè con Noi stessi.

Concludo quindi citando un grande fisico che era Emilio Del Giudice dell’INFN di Napoli che disse:

“La società si è costruita con sue leggi che non sono la conseguenza delle leggi della biologia, sono le leggi dell’economia. La legge della biologia richiede la cooperazione, la legge dell’economia richiede la competizione; quindi, in questo senso, l’economia è intrinsecamente un fatto patologico.”

“La competizione è l’esatto contrario della risonanza”

Riccardo Tonelli delegato FIOM

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